L'ITALIA UNITA (1861-1899)

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Summary

Questo video ripercorre la storia d'Italia dal 1861 (unificazione) al 1899, affrontando i problemi iniziali del neonato Regno, le sfide politiche della Destra e Sinistra Storica, le guerre per completare l'unità, e l'espansione coloniale, fino alla crisi di fine secolo.

Highlights

L'Unificazione e le Sfide Iniziali del Regno (1861)
00:00:00

Il 17 marzo 1861 segna l'unità d'Italia, ma il neonato Regno affronta numerosi problemi: una nazione profondamente divisa culturalmente e linguisticamente, un alto tasso di analfabetismo (75%), e un'economia basata prevalentemente sull'agricoltura. La morte di Cavour priva il Paese di una figura guida. Si discute tra accentramento e decentramento amministrativo, optando per il primo per la fragilità dell'unità. Il debito pubblico è enorme, ereditato dagli stati preunitari, e il pareggio di bilancio diventa un obiettivo primario. Il brigantaggio nel Sud rappresenta una delle prime grandi sfide interne.

La Destra Storica e la 'Piemontesizzazione'
00:07:26

La Destra Storica, composta da aristocratici e alta borghesia, guida il Paese verso l'accentramento, imponendo le leggi del Regno di Sardegna su tutta la penisola (piemontesizzazione). Vengono unificati il sistema legislativo, scolastico (Legge Casati) e metrico. La coscrizione obbligatoria viene estesa. Per risanare le finanze, si adottano politiche di libero scambio e una severa pressione fiscale, inclusa l'odiata tassa sul macinato, che causa rivolte e morti. L'economia rimane prevalentemente agricola, con diverse condizioni al Nord, Centro e Sud, e una forte arretratezza che spinge all'emigrazione. Il brigantaggio, alimentato da Borbonici e la Chiesa, viene represso con la Legge Pica, ma favorisce l'emergere della mafia.

Le Guerre d'Indipendenza e la Questione Romana
00:17:28

Il completamento dell'unità è ancora incompleto. Con la Terza Guerra d'Indipendenza (1866), l'Italia si allea con la Prussia contro l'Austria, ottenendo il Veneto e parte del Friuli, pur subendo sconfitte militari. La presa di Roma rimane una priorità. Cavour aveva già espresso il desiderio di rendere Roma capitale. Garibaldi tenta più volte di conquistare Roma, ma viene fermato dall'esercito italiano per evitare scontri con la Francia, protettrice del Papa. La Convenzione di Settembre sposta la capitale a Firenze e impegna l'Italia a difendere lo Stato Pontificio. Nel 1870, approfittando della guerra franco-prussiana e della caduta di Napoleone III, l'Italia conquista Roma attraverso la Breccia di Porta Pia. Pio IX si dichiara 'prigioniero' e, con il 'Non expedit', vieta ai cattolici di partecipare alla vita politica italiana, creando una frattura trentennale.

L'Era della Sinistra Storica e il Trasformismo (1876-1887)
00:33:43

Nel 1876, la Destra Storica crolla e Agostino De Pretis, esponente della Sinistra Storica, forma un nuovo governo. Questa 'rivoluzione parlamentare' porta al 'trasformismo', un'alleanza centrista volta a isolare le ali estreme del Parlamento. La Sinistra amplia il diritto di voto (dal 2,2% al 6,9%) e rende l'istruzione elementare obbligatoria (legge Coppino), anche se l'applicazione è difficile. L'economia italiana rimane agricola e l'industrializzazione è lenta. Si abolisce la tassa sul macinato e si introduce il protezionismo per sostenere l'industria. La politica estera vede l'Italia superare l'isolamento internazionale aderendo alla Triplice Alleanza (1882) con Germania e Austria, nonostante le reazioni irredentiste. L'Italia inizia la sua avventura coloniale in Eritrea e Somalia, scontrandosi con l'Impero Etiope e subendo la sconfitta di Dogali (1887).

Il Governo Crispi e la Crisi di Fine Secolo (1887-1896)
00:49:56

Dopo la morte di De Pretis, Francesco Crispi, ex mazziniano e garibaldino, assume la guida del governo. Adotta una politica autoritaria, accentrando i poteri e varando riforme significative, come l'abolizione della pena di morte (Codice Zanardelli) e l'ampliamento del diritto di voto locale. Tuttavia, aumenta anche la repressione contro movimenti socialisti e repubblicani. Crispi tenta un riavvicinamento con la Chiesa, ma di fronte alla intransigenza papale, avvia una politica anticlericale. Riprende con vigore l'espansione coloniale, ma l'equivoco del Trattato di Uccialli con l'Etiopia porta a un nuovo conflitto. La disfatta militare di Adua (1896) segna la fine della carriera politica di Crispi e l'inizio di un periodo di crisi per l'Italia, con il ritorno di Giolitti e l'emergere di nuovi partiti come il Partito Socialista Italiano.

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