Summary
Highlights
Il video inizia analizzando come Wildt si ispiri a figure eroiche ma sconfitte come Laocoonte e il Galata Morente, e personaggi mitologici come Aiace, che rappresentano il dolore e l'eroismo umiliato. Questo tema di sofferenza è centrale nel suo simbolismo, dove elementi figurativi e astratti si fondono, rappresentando una realtà invisibile e interiore.
Wildt esplora il confronto tra il 'carattere fiero' (l'uomo) e l''anima gentile' (la figura femminile) attraverso le sue sculture, che presentano dettagli grotteschi ed eleganti. Le sue opere riflettono influenze michelangiolesche e l'uso di ombre profonde per esprimere emozioni intense. Egli traduce questa spiritualità nella materia, spesso il marmo, ottenendo effetti paragonabili alla cera.
Wildt attinge a numerose fonti, assimilando le opere d'arte con una profonda sensibilità. Confronta le sue opere con quelle di Cosmè Tura, in particolare il suo Sant'Antonio da Padova, notando le somiglianze nei volti marcati dalle rughe. Il tema della maschera, con occhi vuoti che evocano inganno, è ricorrente nella sua poetica, influenzato dalla tradizione delle maschere e dall'opera di Michelangelo.
La "Fontana della Vita" di Wildt, restaurata per una mostra a Milano, simbolizza l'allegoria della vita. Viene esplorata l'affinità di Wildt con artisti come George Minne e Ivan Meštrović, che condividevano un approccio simbolista-espressionista alla scultura. Le loro opere, seppur con materiali diversi, esplorano il corpo in modo scheletrico e l'idea del destino umano.
Wildt dimostra una straordinaria dedizione al lavoro e alla materia, con una minuziosa attenzione ai dettagli tecnici, come le rughe e le barbe nelle sue sculture. Negli anni successivi, in particolare dopo il 1919, Wildt si lega a Margherita Sarfatti, figura chiave per il suo avvicinamento al fascismo e l'ottenimento di committenze per monumenti, segnando un cambiamento nel suo stile verso forme più classiciste.
La "Vittoria Alata" in Palazzo Berri-Meregalli a Milano, con la sua testa proiettata e la bocca spalancata, mostra una visione personalissima del futurismo. Il ritratto di Margherita Sarfatti da parte di Wildt segna una fase in cui la sua scultura acquista maggiore morbidezza e un'impostazione più rigorosa e classicista, abbandonando l'aspetto espressionista.
Wildt realizza diverse maschere e busti celebrativi, tra cui il ritratto di un mutilato di guerra, che evidenziano una scansione degli spazi più rigorosa e semplificata. Le sue opere di questo periodo, come il "Sant'Ambrogio" all'Università degli Studi, sono caratterizzate da grandi occhi vuoti e una grandiosità che riflette un bisogno di nuova visibilità, pur conservando l'intensità che lo contraddistingue.
Nonostante la sua immagine di uomo amaro, Wildt fu un maestro gentile e formò allievi che divennero figure di spicco come Lucio Fontana e Fausto Melotti. Egli insegnò loro l'importanza del mestiere e della forma. Il "silenzio" nelle opere di Melotti, come i "Sette Savi", è visto come una pacificazione dell'urlo di Wildt, trasformando l'intensità in una musica silenziosa e profonda.